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Se il mondo finirà, sarà colpa del flare, segnatevelo bene su tablet, smartphone e agende, per gli irriducibili che non hanno ancora abbandonato il cartaceo (e fanno bene, come vedremo dopo).

Ma cos’è un flare? in italiano forse dovremmo scrivere “brillamento”, termine prosaico, ridondante e alquanto orripilante quasi quanto “esondazione” o “cinepanettone” (parole tanto care ai telegiornali nazionali), ma non renderebbe comunque l’idea. L’inglese spesso arriva dove l’italiano non riesce: due sillabe, mezzo fonema, minimo sforzo, et voilà. In cinque lettere, la causa della fine di una civiltà è bella che pronta.

Oddio, se la nostra sia una “civiltà” o meno, nutro seri dubbi. Come direbbero i sociologi importanti, come quelli che vanno da Bruno Vespa e Fabio Fazio, sono troppi gli “indicatori” che lasciano presagire che qualcosa dalle nostre parti non vada per il verso giusto.

Tutto è rovesciato. Abbiamo un papa, capo della millenaria istituzione ecclesiastica, più fashion-addicted di una teenager con apparecchio in preda a smanie ormonali verso i One direction e dipendenza da Topexan. Calciatori ossigenati e butterati, osannati dal pubblico (lobotomizzato) a dispetto di mostruose lacune non dico culturali ma psicologiche, dei cui proclami omofobi vengono fatte esegesi infinite da giornalisti e intellettuali. Economisti che giocano con gli spread di interi paesi come stessero giocando a Monopoly (importante la y finale – una questione di diritti), per i quali non è assurdo immaginare il dialogo “se mi vendi il debito pubblico di Irlanda, Islanda e Italia, ti cedo quello della Spagna più duemilaottocento milioni di euro della BCE in contanti”, “No, prima lancio i dadi, costruisco un po’ di case e alberghi per fare scoppiare la bolla immobiliare, e poi forse ti cedo Grecia-Cipro e a che ci siamo anche Malta come bonusmalus”.

Effettivamente, questo è un mondo che va al contrario. Il prezzo del petrolio diminuisce, e la benzina rincara. Armani, Gucci e Prada delocalizzano in India, e l’India si compra la Jaguar. Un povero hacker australiano se ne va in Svezia per fare un po’ di fiki-fiki nella terra della vodka e delle libertà sessuali, e viene accusato di stupro da una militante femminista con tendenze lesbo. Un gruppo di sgaruppate cantanti russe fa di tutto per distruggere la credibilità del genere musicale punk-rock, e viene invece arrestata per sovversione politica.

E poi c’è la metafora del pizzaiolo. Se vai in pizzeria e ordini una margherita con l’aggiunzione di un ingrediente ti faranno pagare in più, ma se richiedi una pizza vegetariana senza, che ne so, il radicchio, non ti toglieranno dal conto neanche un centesimo. Questa metafora racchiude la condizione in cui, noi esseri umani viviamo.

Una società volubile e utilitarista, dove conta solo il do ut des, ma che vuole deresponsabilizzarsi davanti al prossimo, e più in generale davanti ai problemi. Una società-Balotelli, fatta di eccessi, consumi, notti brave. Se poi il conto che viene presentato ha le fattezze di un piccolo balotellino mulatto da campare a suon di assegni milionari, ecco che si grida all’inganno.

La verità è che vogliamo fare quello che ci pare, senza assumerci la responsabilità di niente. Ecco, giusto per tornare all’inizio dell’articolo, non è che la razza umana abbia dato il massimo in questi cinque-seimila anni di civilizzazione. Si poteva fare di più. Ciò non toglie che, al di là della perdita più o meno considerevole che questa supposta “fine del mondo” porterebbe con sé, qualcosa avrebbe una fine. Piaccia o non piaccia.

Il flare solare, dicevamo. Non per fare il maestrino dato che in geografia astronomica al liceo non è che andassi benissimo, pero’ fortunatamente conosco parecchi motori di ricerca su internet e wikipedia è la mia passione segreta (insieme alle Pussycat dolls, il cibo giapponese e i tweet di Costantino della Gherardesca), dunque proverò a spiegare cos’è.

Il sole a quanto pare ogni undici anni emette enormi quantità di energia attraverso delle vere e proprie eruzioni solari che esplodono dalla fotosfera e si propagano nell’universo. Eruzioni equivalenti a parecchi milioni di bombe atomiche. Ora, gli studiosi non hanno dati certi, ma si pensa che queste particelle frutto delle eruzioni solari, possano interferire con il campo magnetico terrestre e dunque con tutti i sistemi elettromagnetici che sono alla base della nostra incivilissima civiltà.

Secondo i calcoli di alcuni studiosi, sembrerebbe che questo famoso 2012 sia l’anno in cui il sole potrebbe (dovrebbe) fare le bizze con un poderoso flare solare che paralizzerebbe per parecchio tempo tutte le apparecchiature terrestri, causando un enorme black out su scala planetaria. Ricordate il black out di qualche anno fa che per una giornata intera ha lasciato al buio il nostro paese e che ci dissero fosse stato provocato da un albero caduto in Svizzera? Al di là della scusa, che trovo meno plausibile di dire che a provocarlo fosse stato l’impatto di un’onda energetica sfuggita a Goku durante un combattimento contro Majin Bu sopra la centrale elettrica di Torino, quel black out non sarebbe niente in confronto a quello che ci aspetta.

In sostanza, dovremmo dire addio non soltanto a iPad, iPod, iPhone, e, per la par condicio, Samsung Galaxy. Ma anche a pompe idriche, ascensori, trasporti moderni, e ancora spazzolini elettrici, epilatori laser, tritatutto da cucina e tapis roulant. Insomma, QVC e Home Shopping Europe potrebbero dichiarare fallimento nel giro di ventiquattro ore.

Ma per molti il vero dramma potrebbe essere quello di rinunciare a Facebook. Come impiegare le decine di ore settimanali trascorse sul social network, una volta che il flare avrà reso impossibile la connessione? Come gestire la crisi d’astinenza che farà precipitare nella disperazione milioni di individui? I più accorti sembra si stiano allenando dirottando le proprie energie su Twitter, per prepararsi meglio al momento in cui avverrà il cataclisma (ecco perché negli ultimi mesi il livello di bimbominchiaggine di questo social sembra sia schizzato alle stelle), ma gli irriducibili si dice stiano brevettando un Facebook all’antica, dove in luogo della bacheca si userà un vero muro in cui si scriverà col gessetto quello che si vuole. Un ritorno ai murales di un tempo, ma con più partecipazione cittadina.

Dunque un mega black out, che ci farà piombare in un nuovo medioevo. Sparirà la De Filippi con i suoi tronisti tatuati e il suo pubblico urlatore, non vedremo più Casini dichiarare al tg che il suo partito non si allea con nessuno per coerenza politica, non sentiremo i latrati di Tiziano Ferro alla radio, i bumper pubblicitari da trenta secondi di youtube diventeranno un ricordo, gli USA non dovranno simulare una guerra contro un paese ricco di giacimenti energetici in nome della libertà dei popoli, non vedremo più il contatore delle pompe di benzina aumentare di 10 centesimi un giorno si un giorno no, il calcioscommesse non esisterebbe più e l’Ilva di Taranto non potrebbe emettere un solo centimetro cubo di monossido di carbonio. Una catastrofe. Forse.

Secondo le teorie cospirazioniste più accreditate, il mega flare solare sarebbe in realtà una scusa bella e buona al fine di giustificare il black out mondiale, generato ad arte per diffondere panico e avere il via libera per l’introduzione di un nuovo ordine mondiale di stampo militarista. Dunque il 2012 rappresenterebbe non tanto la fine fisica del nostro mondo, inversione dei poli magnetici, tzunami alti quanto l’Everest e terremoti devastanti, come Emmerich ci ha voluto far credere, quanto la fine di un sistema, di una società, di una civiltà appunto.

New World Order. Una società nuova, militarizzata e controllata. Una società più ecologica, ma meno libera. Un nuovo mondo: che poi sia migliore o peggiore di quello in cui ci troviamo, dipende dai punti di vista. Male che vada, ci basterà emigrare a 600 anni luce, su Kepler-22b.

 

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