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L’altra sera sono andato al cinema a vedere “Il cavaliere oscuro, il ritorno”, che per chi non lo sapesse, ovvero monache di clausura, minatori stakanovisti del Sulcis ed eremiti in ritiro spirituale sull’isola di Pasqua, sarebbe il terzo film della saga di Batman firmata dal regista Christopher Nolan. Confesso che non sono un amante dei generi action, supereroi, fantasy, e a maggior ragione dei film che rientrano in tutte e tre le categorie, ma questo terzo capitolo dedicato all’eroe dei fumetti andava visto per capire i motivi dell’enorme fanatismo che ruota intorno a questa saga. Insomma, la domanda che mi ronzava nella testa quando ho deciso di (mi hanno costretto a) vedere questa pellicola era “com’è possibile che la storia di un miliardario filantropo che per sconfiggere il crimine e aiutare i propri concittadini indossi una maschera e venga definito “cavaliere oscuro”, susciti così tanti consensi, se nella realtà Berlusconi, ogni volta che ci prova, finisce che viene preso a colpi di “buf-fo-ne” e inchieste della magistratura?”. Parallellismi a parte, vedere un film che in 2 ore e 40 minuti riesce a evocare e mettere insieme, in un sol colpo, temi come l’importanza storica e sociale della rivoluzione francese, la crisi del sistema economico finanziario occidentale, le ultime tendenze in fatto di moda e costume con la protagonista de “Il diavolo veste Prada” e il subliminale messaggio ecologico di preservazione del  chirottero, alias il pipistrello, forse merita di esser visto a scatola chiusa. E dirò di più. Andrebbe fatto vedere a tutte le scolaresche come opera-compendio di tutte le discipline che si studiano (o si dovrebbero studiare) a scuola, declinate in versione cinematografica. Il perchè lo andrò a snocciolare adesso.

STORIA. E dopo “Lady Oscar” e il “Tulipano nero”, finalmente un’opera di finzione che rievoca in modo schietto, e nemmeno tanto velato, il vero significato dell’evento storico che, secondo le classiche definizioni dei libri, ha dato il via alla società occidentale dell’epoca contemporanea. La rivolta di Gotham City guidata da Bane, che arriva a liberare i prigionieri del penitenziario e a processare sommariamente il gotha della classe dirigente della città, oltre ad arrivare ben al di là della legge-Previti approvata dal nostro parlamento, non è altro che la Rivoluzione francese del terzo millennio. La rivoluzione dei reietti e dei diseredati che in modo violento prendono coscienza del loro ruolo nella società, una sorta di pubblico della Clerici che metaforicamente parlando si alza dalla platea per linciare la conduttrice e prenderne il posto. Il quesito è: saprà fare di meglio, o era meglio quando si stava peggio?  In effetti, pensandoci bene, più che una rivoluzione francese, una rivoluzione russa del terzo millennio. Tuttavia è chiaro che il tribunale sia un richiamo alla corte rivoluzionaria del regime del terrore francese che, molto democraticamente, non concedeva appello e condannava a morte o con l’esilio (a morte), cosa che neanche la Boccasini si sognerebbe di fare. Insomma, Nolan riesce a regalarci un’invettiva contro la società d’oggi, fondata su un evento tragico e irrazionale come la rivoluzione, che ci ha regalato una classe dirigente altrettanto folle e irrazionale.

ECONOMIA. Al di là della guerra di classe che a Gotham City, metafora di ogni metropoli occidentale, oppone poveracci e potenti, e racchiude il tema dell’ingiusta distribuzione della ricchezza, il film ci mette in guardia sulla fragilità del nostro sistema economico, fondato su un equilibrio precario di tecnologia e finanza. Un sistema dove oggi sei un miliardario che conduce uno stile di vita come quello di Valentino Garavani, tra maggiordomi in livrea e calici di cristallo in magioni ottocentesche con l’unica differenza di non possedere carlini e di essere eterosessuale, e cinque minuti dopo grazie al calco delle impronte digitali e a un paio di operazioni di borsa azzardate come l’acquisto di azioni Parmalat, ti ritrovi con le pezze nel sedere e il parco auto di lusso pignorato. Anche in questo caso, riportando su un piano più ampio e interpretando la disavventura finanziaria di Bruce Wayne, siamo in presenza di un’acuta critica del regista nei confronti del sistema economico mondiale, dove interi stock di capitale finanziario possono andare persi o essere sposati da un paese all’altro a causa di variabili troppo fluttuanti, come ad esempio il piede con il quale scende dal letto la mattina Angela Merkel.

COSTUME e SOCIETA’. Catwoman/Selina Kyle. Guardando il film si ha la sensazione che l’intera pellicola sia pervasa da un sottotesto che ammicca al fetish dilagante delle ultime sfilate di moda, senza disdegnare lo stile “brava signora” anni cinquanta recentemente tornato alla ribalta, grazie ai successi planetari di Nina Zilli e il suo look da Happy days d’oltrepò pavese. Ad alimentare questa sensazione la scelta, peraltro azzeccatissima, di far vestire i panni dell’eroina dalle sembianze feline ad Anne Hathaway, ovvero l’assistente di Meryl Streep ne “Il diavolo veste Prada”, e qui la quadratura del cerchio si compie grazie al collegamento con il mondo della moda che sottintende questa scelta. Un’Anne Hathaway che si destreggia con maestria tra aderentissime tutine in pelle all-black da pornoshop d’alto livello e sobri abiti sartoriali dall’elegante scollatura, tra ancheggi alla Naomi Campbell d’annata con annessa alzata di coscia degna della migliore Carmen Russo, alle eleganti movenze di una novella Jacky Onassis. Una doppia lettura della moda, fetish/brava-signora-con-collana-di-perle, che evoca i dualismi più atavici della nostra civiltà come bene-male, mente-corpo, apollineo-dionisiaco, yin-yang. Un attento affresco di costume della donna moderna, che aspira ad essere integgerrima padrona di casa e madre di famiglia, e al momento opportuno, desiderabile mistress sadomaso pronta a sottomettere il marito se la noia del matrimonio lo richiede.

SCIENZE. L’opera di Nolan, in modo neanche troppo subliminale, cerca di diffondere un messaggio ecologico. Credo che dietro questo ci sia la collaborazione del WWF, o della LIPU americana. Il pipistrello è una specie minacciata dall’uomo che sta scomparendo dalle grandi città e che occorre assolutamente reintrodurre per preservare un ecosistema che sta andando allo scatafascio. Cosa non da sottovalutare, il pipistrello arriva a ingurgitare in una sola notte almeno duemila zanzare e insetti vari, per cui l’utilità di questo mammifero volante è indubbia sia sul fronte naturalistico sia su quello economico, facendo risparmiare ingenti quantità di autan. Lo sdoganamento del chirottero ad opera di Nolan può dirsi compiuta con questo terzo film della saga del cavaliere oscuro. Se prima che Christian Bayle (uno degli attori più apprezzati dal genere femminile) vestisse i panni di Batman, il pipistrello era temuto peggio di un boa constrictor in una foresta pluviale e la sua fama veniva associata con terrore a quella dei vampiri succhiatori di sangue di vergine in Transilvania, dopo questa trilogia si racconta che il pipistrello, nelle classifiche degli animali domestici da compagnia, abbia soppiantato il gatto certosino e il dalmata, e le vergini di tutto il mondo, specie quelle transilvane, ormai dormano in balcone con il collo scoperto nelle notti di plenilunio nella speranza di attirarne uno.

Al di là di questi temi cosí importanti, quali sono i motivi più profondi del successo di questo Batman? Tralasciando gli indiscussi meriti del regista, che ha saputo “sconfessare” la sindrome da sequel a tutti i costi, mantenendo la storia a livello dignitoso, anzi, alla fine dei conti la verità è una e una sola. Il cavaliere oscuro piace così tanto perchè il cavaliere oscuro siamo noi, con le nostre debolezze e le nostre risorse, con le nostre sconfitte e le nostre vittorie, con i nostri scheletri nell’armadio e la nostra voglia di liberarcene. Se poi tutto questo avviene mentre si guida una Lamborghini Aventador fiammante accanto ad Anne Hathaway in tutina di pelle aderente, tanto meglio.

 

One thought on “L’oscar non glielo toglie nessuno

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