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Il 23 marzo 2010 è stato il primo giorno che un iPhone è entrato nella mia vita, lo ricordo come fosse ieri. Decisi di comprarlo dopo aver combattuto per alcuni mesi con un Samsung Omnia bello come il sole esteriormente, ma così farraginoso nell’utilizzo da diventare inutile più di Mauro Repetto negli 883 degli esordi. Il pretesto di questo regalo autoreferenziale fu il mio compleanno, sebbene con sei giorni di ritardo. L’istinto consumista quando ti prende, ti prende. Trovare poi la giustificazione dell’acquisto è come partecipare alla gara dell’assurdo, insieme alle pazze di Real Time che soffrono di accumulo compulsivo e che riempiono la casa di schifezze varie, tipo i cartoni del latte scaduto e i televisori a tubo catodico che trasmettono ancora il Tg4 di Emilio Fede, raccontandosi che sono cose assolutamente utili e irrinunciabili. O con quelle ragazzine obese intervistate nella mensa di una scuola americana durante una campagna contro lo junk food, che facevano incetta di patatine fritte dalla mattina alla sera perché, a loro dire, le verdure sono dietetiche e fanno bene. E le patate, fino a prova contraria, sono verdure. E’ ovvio che la mente umana abbia una certa predisposizione verso l’autosuggestione e l’auto-convincimento, non si spiegherebbe altrimenti perché milioni di persone continuino a tifare per le squadre di calcio italiane in Europa, ma questo è un altro discorso. Sta di fatto che il mio primo iPhone mi entrò in tasca, senza bumper, come regalo di compleanno nonostante non fosse il giorno del mio compleanno e nonostante l’avessi comprato io stesso.

Da allora sono trascorsi altri 2 compleanni e mezzo, e nel frattempo oltre ad aver cambiato casa, colleghi di lavoro e colore dei capelli (nel senso che sono diventati un po’ più brizzolati), da un 3gs bianco sono passato a un 4 nero, ma la smania verso lo smartphone di Cupertino non ha accennato ad affievolirsi neanche un po’, fomentata in questi giorni dall’ultimo keynote che ha svelato i segreti del nuovo iPhone 5.

A proposito del keynote, non che fossi rimasto deluso delle novità presentate a Los Angeles (molte di queste erano già state spifferate sui siti specializzati), per carità. Però da un colosso come Apple si pretende sempre di più, ci si aspetta quel colpo di reni che possa cambiare il corso della storia (tecnologicamente parlando). E iPhone 5 è sì stupendo, ma diciamolo chiaramente, nonostante le mappe in 3d, Siri sempre più spaventosamente intelligente e il display aumentato fino a 4 pollici, non è che cambierà niente di più rispetto a un iPhone di vecchia generazione, non rivoluzionerà nulla. A questo punto mi sono domandato cosa avrebbe potuto inventarsi Apple per stupire uno come me, non uno sviluppatore né un informatico, ma un consumatore mediamente tecnologizzato e perfettamente inserito nel clima consumistico del tempo. Alla fine di questa rapida riflessione, sono convenuto che almeno 3 cose avrebbero potuto fare la differenza.

Innanzitutto il materiale di cui è costituito il telefono, anche se chiamarlo telefono è un tantino riduttivo e sprezzante (mi ricorda una zia lontana che si ostinava a chiamare “apparecchio” il boeing con cui faceva la spola tra l’Italia e il Canada), è ancora troppo metallico. E com’è ovvio, il metallo è duro e non si può piegare a piacimento. Io vorrei un iPhone modellabile come il pongo, resistente come la microfibra e leggero come un francobollo. Un iPhone indossabile al braccio, che possa essere piegato come la carta stagnola e che se dovesse malauguratamente cadere a terra levitasse come una piuma. E’ ovvio che il mercato dei bumper (alcuni dei quali davvero da ricovero) crollerebbe immediatamente e che gli indiani con le bancarelle per strada dovrebbero inventarsi qualcosa di nuovo da vendere o riconvertirsi alle calcolatrici cinesi, ma soprattutto non ci sarebbe più bisogno di trattare lo smartphone Apple come una reliquia di San Gennaro in un’ampolla di vetro. Ti è caduto l’iPhone dalla tromba delle scale? Tranquillo, puoi rimandare il suicidio a momenti peggiori, perché il tuo melafonino quasi non subirà l’effetto della gravità terrestre, atterrando leggiadramente sul marmo dell’androne del palazzo.

Secondo punto, iPhone 5 mi avrebbe realmente stupito se la batteria fosse stata concepita per durare più di una diciassettenne vergine a Villa Certosa, o almeno più di una blatta del Madagascar tra le grinfie di Bear Grylls affamato, perché dover portare sempre appresso il carica batterie sta diventando piuttosto fastidioso. E allora, vada per le mille funzioni di iOs6 con mappe interattive, possibilità di condividere foto e ausilio di un’assistente da comandare verbalmente, ma la carica del telefono non si esaurisca così presto! So di gente in viaggio sul treno che ha meditato di azionare il freno d’emergenza per andare a recuperare il caricabatterie dimenticato a casa. D’altra parte, come dargli torto, andare in giro con un iPhone senza caricabatterie è come fregare l’American Express di Vittorio Cecchi Gori. Non te ne fai nulla e si scarica subito. Un’illusione. Ora, dico io, a Cupertino spendono milioni di dollari per colorare di bianco la carcassa di un telefono, e non riescono a inventarsi una batteria che si autoricarichi magari con il sole o con il movimento del dispositivo? Ti sei perso nei meandri dello Zen di Palermo e stai utilizzando il navigatore dell’iPhone quando ti arriva il messaggio che la batteria è al 10%, mentre un gruppo di brutti ceffi capitanati dagli ex presidenti della regione Sicilia si stanno avvicinando per farti la festa?  Pensa a come sarebbe comodo scuotere con la mano il tuo iPhone per caricarlo istantaneamente, continuare a far funzionare il tuo navigatore telefonico e quindi trovare la strada giusta per seminare Totò Cuffaro, Raffaele Lombardo e compagnia bella. Sfido chiunque a voler rischiare di avere a che fare con certa gente. In fin dei conti se è vero che una telefonata allunga la vita, una batteria carica ne aumenta quantomeno la qualità.

Terzo punto, mi sarei aspettato una qualche app di default realmente “socializzante”. Non sto ovviamente parlando di Twitter e Facebook integrati, quelli lì, ormai è assodato, più che social network sono dei ricettacoli di cose già viste e dette che semmai incitano il convincimento a volersi isolare e non avere nulla a che fare col genere umano. In effetti, se Facebook è diventato ormai il luogo ideale per diffondere le vecchie catene di Sant’Antonio, Twitter è la fiera dell’autoreferenzialità e ultimamente brulica troppo di groupies la cui unica aspirazione nella vita è spalmare il viso di Justin Bieber di pomata antiacne. Un iPhone di nuova generazione poteva essere il trampolino di lancio per un nuovo modello socializzante, che avvicinasse le persone e creasse magari legami. Un identificatore di interessi comuni che mettesse in collegamento persone affini nei gusti e nelle tendenze. Che ne so, sei stufo della solita politica di vecchi ciarlatani e approfittatori, e l’app socializzante ti mette in comunicazione con un grillino che non sia Casaleggio, oppure hai una smodata passione per gli accessori e le scarpe di Prada, ed ecco che vieni telematicamente collegato a papa Ratzinger. In questo modo la nota teoria dei sei gradi si separazione verrebbe del tutto azzerata. Basterebbe un click.

Tirando le somme, il materiale di cui è costituito, la durata della batteria e l’aspetto social più “profondo”, potevano essere i tre punti da cui partire per progettare il nuovo iPhone 5 e renderlo ancor più innovativo. E vabbè, pazienteremo fino all’iPhone 6 o 7, chissà. Di sicuro, il nuovo dispositivo della mela morsicata farà sfracelli. Persino una cacca di topo, se avesse stampato su il logo Apple, diventerebbe un oggetto di culto.

One thought on “Una Apple al giorno leva il medico di torno

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