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Seguendo X Factor ho maturato la teoria che al di là della gara canora che si svolge sul palco del talent show ideato da quel volpone di Simon Cowell, parallelamente e come parte fondante del format originario, si consumi l’annientamento psicologico di uno dei giudici che compongono la giuria. Quelli che si occupano di televisione definirebbero il contest musicale come il tema di fondo del programma, il cosiddetto “concept”, mentre il lento e sadico logorio della tenuta psicofisica di uno dei giudici come un sub-plot, non meno importate ai fini del racconto televisivo.

Anche i meno esperti sanno che una buona sceneggiatura è tale quando alla trama principale di una fiction, ad esempio, vengono intrecciate altre storie (sub-plot, appunto) non meno credibili seppur slegate totalmente dal contesto di fondo e che hanno il compito di arricchire e ampliare il prodotto narrativo su più piani (comico, emotivo e via dicendo).

Una delle serie cult più famose degli anni ’90 come X Files, che tutti ricorderanno per essere incentrata sui temi del paranormale e della fantascienza (il motto “I want to believe” sullo sfondo di un’astronave aliena era il paradigma su cui si basava il telefilm), tra un rapimento alieno e un morso di chupacabra sviluppava un sub-plot amoroso-sentimentale tra i due protagonisti, che spesso lasciava col fiato sospeso i più ferventi sostenitori dell’amore tra Fox Mulder e Dana Scully.

Ecco, a X Factor (che, ricordiamolo, è pur sempre un racconto declinato nel genere televisivo del talent) sono sicuro che gli autori hanno volutamente studiato un “sottotesto” teso alla distruzione di Arisa, la più giovane e inesperta dei quattro mentori giurati.

In effetti, le avvisaglie di questo plot secondario teso al massacro di uno dei quattro mentori, affondano le radici nella terza edizione del talent, quando ancora i giudici erano tre e il programma veniva trasmesso dalla Rai.

All’epoca la vittima designata al massacro rispondeva al nome di Claudia Mori, una che di certo non le manda a dire e d’altro canto simpatica come una storta alla caviglia durante i centometri. Peccato che l’operazione allora non riuscì del tutto visto che la signora Celentano, offesa per un filmato che confrontava la versione giovane e fresca di se stessa con l’immagine reloaded e in grand’angolo trent’anni dopo, minacciò di abbandonare il programma lasciando nelle deiezioni produzione e compagnia bella.

Anche la Tatangelo, mentore di un’edizione più recente, dovette subire un trattamento non meno stressante, complice forse la totale inadeguatezza della cantante rispetto al ruolo: un vestito, quello del giudice, che sulla compagna di Gigi D’Alessio appariva credibile quanto le primarie del PDL.

Quest’anno invece la vittima sacrificale rispondeva al nome di Arisa. Non così antipatica come la Mori, né inadeguata come la Tatangelo. Probabilmente inesperta e poco avvezza ai meccanismi televisivi, molto ben conosciuti dai colleghi più navigati (come la Ventura o Morgan).

Il primo segnale di questo lento disegno di distruzione si era visto nell’assegnazione della categoria a cui fare da mentore, quella dei gruppi. Categoria che, chissà perché, in cinque edizioni non è mai stata assegnata alla Ventura. D’altra parte, è risaputo che si tratta di quella più difficile da seguire, sia per scelte musicali che per immagine, e quasi mai apprezzata dal pubblico.

Avere assegnati i gruppi a X Factor significa avere un percorso doppiamente più difficile, esposto molto più facilmente alle eliminazioni (considerato che in Italia, quando si parla di gruppi, si parla di Pooh e basta).

Arisa pero’ non si è arresa, e con quella caparbietà lucana, e l’illusione di voler cambiare certi meccanismi silenziosi, è andata avanti credendoci. Troppo. Il suo errore (veniale, per carità) è stato quello di pensare che le Donatella fossero le nuove sorelle Minogue e i Freres Chaos i profeti di un nuovo stile musicale pronto a esplodere. Senza rendersi conto che la realtà era ben diversa, con le Donatella copia sbiadita e stonata di Paola & Chiara e i Fratelli del Caos profeti di un bel niente, sebbene pronti ad esplodere non appena eliminati dai giochi.

Questo l’ha sicuramente fregata, ma il trattamento riservatole non è stato molto simpatico, per lo meno da parte dei colleghi. Era chiaro che la Ventura la sopportasse come un herpes genitale e che Elio avrebbe preferito tagliarsi un orecchio piuttosto che salvare i gruppi di Arisa dall’eliminazione, che è arrivata sempre puntuale a dire il vero.

Incassare colpi fa male e a lungo andare i malumori escono fuori, soprattutto quando la tenuta psicologica non è tra le più ferree, questo è successo ad Arisa quando è rimasta senza più cantanti da seguire, con la famosa sfuriata che ha regalato agli spettatori il momento più trash delle sei edizioni di X Factor trasmesse in Italia.

A quel punto l’opera di distruzione del giudice Arisa possiamo dire che si è definitivamente compiuta: da goffa e spaesata cantante di filastrocche sanremesi a furiosa giudice dai tratti border-line il passo è stato breve. A proposito, ci si è messo anche Rocco Siffredi con la sosia di Arisa in una produzione hard chiamata Xxx Fucktor. E’ proprio vero che la televisione genera mostri.

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