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Io sono un elettore indeciso, appartengo a quella categoria di cittadini italiani contesa da tutti i partiti politici e ago della bilancia di tutti i sondaggi, per la quale Francesco Rutelli senza pensarci due volte venderebbe Barbara Palombelli dopo averla confinata in collegamento vidiwall priva di trucco, parrucco e botox di fronte alle telecamere di Pomeriggio 5 durante il dibattito “quando il marito è più bello della moglie: frustrazione o senso di vendetta?”, Nicky Vendola donerebbe l’orecchino alla fondazione “Donna Assunta Almirante in difesa della virilità della razza calabra”, dopo essersi sottoposto a estenuanti sedute dal logopedista a ripetere all’infinito la frase “Fe RenFi non mi Fotteva, avrei Ficuramente avuto una chanF contro BerFani”, mentre Daniela Santanchè regalerebbe la sua collezione di Louis Vuitton all’associazione “Donne islamiche pro chador” più un paio di completini Prada ancora imballati nella cabina armadio notificata dai giudici come residenza coatta per i domiciliari del compagno Alessadro Sallusti. Faccio parte di quella categoria di potenziali elettori per la quale il più coerente degli uomini politici sarebbe pronto a snaturare le proprie idee, il proprio pensiero, la propria identità e grazie a cui, non è mistero, dipenderà la vittoria e la sconfitta alle prossime elezioni.

D’altra parte, e questo bisogna ammetterlo, l’essere “indeciso” per scelta o vocazione porta con sé una certa volatilità di pensiero e un fondo di paraculaggine non da poco, tipico di chi, in un negozio di scarpe, decide di comprare indifferentemente un mocassino scamosciato o un paio di sneakers fosforescenti, in base allo sconto. Senza valutare la logica conseguenza che col mocassino in palestra non ci puoi andare, accontentandoti tutt’al più di mimare tristemente dal soggiorno di casa e a piedi nudi gli esercizi di Jill Cooper con l’AB rocket durante le televendite di Mediashopping, in preda alla tentazione costante di affondare il cucchiaino nella Nutella lasciata per caso sul tavolino e mandare tutto al diavolo, rinunciando quindi al sogno di raggiungere una forma fisica perfetta. Invece con le sneakers fosforescenti sarebbe un tantino azzardato farti vedere per strada o in ufficio senza correre il rischio di essere associato a Lapo Elkann e poi pretendere di avere il diritto a una vita sociale normale: Lapo Elkann e una vita sociale normale sono due concetti che appartengono a universi paralleli che neanche un wormhole riuscirebbe a mettere in contatto.

Ecco, non sapere bene a che santo votarsi, non avere idea che simbolo andare a barrare in cabina elettorale, se da un lato ti eleva a oggetto del desiderio (momentaneo) di una cricca politica, dall’altro prima o poi ti causerà come minimo dei grattacapi.

Lo so, bisognerebbe avere le idee chiare senza essere preda di proclami e promesse elettorali, tuttavia devo essere sincero, durante queste sere, guardando La7, la mia proverbiale indecisione stava per svanire davanti a un Berlusconi capace di dare inaspettatamente tutta una serie di risposte ad almeno due problemi che a mio avviso hanno bisogno immediato di trovare soluzione nel nostro Paese.

Tanto per iniziare credo che una questione non da poco sia quella demografica della scarsissima natalità che da decenni vede l’Italia penare nel fondo delle classifiche mondiali. Berlusconi a “Otto e mezzo” ha annunciato che per ovviare a questo triste primato garantirà la nascita di un nipote al mese per l’intera durata del suo (eventuale) mandato. Spiazzando la Gruber e per dimostrare di voler concretizzare questo punto del suo programma, ha già cominciato snocciolando le misure dell’ultimo arrivato, figlio di Eleonora, venuto al mondo da poche ore, quasi fosse un vano portaoggetti dell’Ikea da montare tra la parete attrezzata e l’orologio a pendolo: altezza, larghezza e profondità perfette.

Un altro punto che ritengo decisamente interessante è stata la risposta di Berlusconi, sempre durante il talk della Gruber, all’annosa questione di una politica estera italiana poco credibile e influente nello scacchiere mondiale. Tutto si può dire, meno che Berlusconi durante il suo governo non abbia saputo tessere una fitta rete di amicizie strategiche per lo sviluppo  del nostro Paese sul fronte internazionale: da Putin alla buonanima di Gheddafi, passando per Mubarak. A tal proposito, ho trovato davvero intelligente affrontare il summit con l’ex presidente egiziano in modo friendly (come solo Berlusconi è in grado di fare) parlando (per 12 minuti) delle difficili condizioni di vita delle giovani immigrate minorenni nordafricane nel nostro paese costrette a subire angherie e che l’ex premier ha strappato dalla strada donando loro un tetto (di night), di che vestire (abiti da burlesque), di che mangiare (cene eleganti). Si sa che questi sono argomenti che non lasciano indifferenti presidenti o capi di stato e che preludono, come atto di riconoscenza, a vataggiosi accordi energetici e commerciali per un paese.

L’indole di grande seduttore di Berlusconi tuttavia mi è sembrata indispensabile quando durante un vertice Nato in Germania, pur di convincere al cellulare il presidente turco a votare Rasmussen, secondo il principio dell’Ubi maior minor cessat, lasciò al palo la Merkel che lo attendeva per accoglierlo sulla passerella. Sono sicuro però che dopo questa caduta di stile abbia saputo farsi perdonare con una trovata ironica e scanzonata, tipo un cucù. D’altra parte, noi Italiani non siamo forse un popolo allegro e scanzonato? Perchè nasconderlo in un’occasione ufficiale?

Ecco, Berlusconi è l’arci-italiano che meglio ci rappresenta. E forse lo voterò. O forse no. Dipende da quello che vedrò in televisione prima del 24 febbraio.

ELEZIONI: SIMBOLI; ARRIVANO I GRANDI PARTITI

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