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Continuiamo con altre categorie di utenti Facebook, che se solo Mark Zuckerberg l’avesse saputo prima, non lo so se.

Il WANNABE – se per Totó ‘a livella arrivava con la morte, che rendeva tutti uguali, nell’epoca del 2.0 la livella arriva con i Social network, che fa sembrare Kim Kardashian o David Beckham anche se, nel mondo reale, non ti si fila nessuno. Lo spirito “democratico” di Facebook ha generato un mostro più spaventoso di un’esterna pomeridiana della De Filippi ovvero l’illusione di essere “qualcosa” per “qualcuno”. Anche se non sei niente e soprattutto non sai fare niente. D’altra parte non viviamo forse nella società del quarto d’ora di popolarità dovuta, di warholiana memoria? Non siamo forse vittime di quel circuito mediatico in cui ciò che conta è l’apparire fine a se stesso? Per questa tipologia di utente Facebook, il social network non è altro che il prolungamento di un reality, dove l’unica cosa da mettere al centro è se stesso. Ogni immagine pubblicata (e il wannabe ne posta a tonnellate) ha sempre un solo soggetto, generalmente in versione sexy o finto-stupita e spesso effettata con le più economiche applicazioni di ritocco fotografico che il mercato degli smartphone offre. L’aspetto pseudo seduttivo è fondamentale, perché in una società dominata dall’immagine, il sesso conta più di ogni cosa. La wannabe donna non potrà non regalare pose da calendario d’antan della Ferilli, dove tre quarti delle espressioni avranno le labbra protese come a minacciare un bacio alla camera, mentre il wannabe maschio strizzerà l’occhio a tutte le forme di sessualità dall’ “etero convinto” al “transgender” passando attraverso tutte le forme di curiosità più o meno metrosexual. Il profilo di questo utente è la celebrazione di se stesso e del proprio stile di vita patinato, a volte sopra le righe, ma sempre invidiabile. Peccato che generalmente, in tre quarti delle foto, la cornice dorata in stile rococò sulla parete della stanza e l’infisso in alluminio anodizzato riparato con lo scotch della finestra sullo sfondo, denuncia tutt’altro fuorchè un tenore di vita da “copertina”.

L’ESTORTORE – ha preso alla lettera la funzionalità di “microblogging” di Facebook, intesa come vero e proprio diario intimo e personale su cui sfogare ogni minimo cambiamento d’umore e stato d’animo con degli status kilometrici, solitamente privi di punteggiatura. L’utilizzatore che rientra in questa categoria ha sostituito lo psicanalista con il pc perché fondamentalmente prova godimento nel divulgare i suoi tormenti interiori più profondi. Ma soprattutto gode subdolamente nell’estorcere frasi compassionevoli e di benevolenza a quegli amici ignari che puntualmente rispondono ai post disgraziati che pubblica.

LO STALKER – non esiste categoria di utente più inopportuna. Generalmente si tratta di un PR o di un DJ che passa la vita a organizzare serate “esclusive”, per il 90% delle volte definite “eventi”, alle quali non perde occasione di invitarti. Nei casi più irrecuperabili, lo stalker tende a tua insaputa a iscriverti a gruppi creati ad hoc per promuovere la “magic night under the star @ Termini Imerese – guest star Amalia from La pupa e il secchione” o il “kiss party dove tutto è permesso – sponsored by Durex (omaggio sexy all’ingresso)”. Inutile dire che si tratta sempre di serate alle quali non parteciperesti neanche dietro la promessa di un posto di lavoro fisso più un paio di benefits e il rimborso immediato dell’IMU e delle ultime quindici ICI pagate. E data la crisi che c’è in giro, è che dire. Questo utente ha scambiato Facebook per un volantino pubblicitario virtuale, e gli “amici” per un nugolo di potenziali clienti a cui rendere nota ogni attività “lavorativa” notturna. L’unico modo per liberarsene è il blocco perenne e l’invisibilità del profilo, non ci sono alternative.

pics_Addicted_to_FaceBook

 

 

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