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EATALY. Il proverbiale connubio cibo-belpaese viene celebrato da questi store, che già dal nome (geniale crasi anglofona delle parole EAT, mangiare, e ITALY, Italia) promettono un’esperienza enogastronomica a cinque stelle tra un morso di culatello di Zibello dop e un sorso di Franciacorta brut. Il punto è che dietro questo brand, da molti considerato innovativo e all’avanguardia, si cela in realtà un messaggio subliminale, un vero richiamo all’azione, che neanche il più convinto complottista politico-economico avrebbe mai potuto immaginare. Una cospirazione in confronto alla quale i meeting del Bilderberg a Sankt Moritz con Kissinger, De Benedetti e Lilli Gruber sono riunioni di condominio per decidere se cambiare le porte dell’ascensore o spargere i semi di geranio nell’aiuola fuori l’androne del palazzo. Per chi non l’avesse capito, la vera traduzione di “EATALY” significa “MAGNA L’ITALIA”, esortazione in effetti presa alla lettera dalle ultime ventiquattro classi politiche che si sono succedute in questi sessant’anni e più di repubblica, ma che nel caso dei negozi dell’ormai noto patron Oscar Farinetti si spinge oltre al semplice e noioso scambio di tangenti o rendiconto di diarie gonfiate, rivolgendosi inequivocabilmente al paese intero. EATALY è proprio la metafora più concreta del magna magna generale, atavico vizio di noi poveri abitanti di questo stivale ai confini dell’Europa e del mondo civile. EATALY è lo sdoganamento dello sport nazionale più praticato e demonizzato, in salsa “fashion food”, ovvero quello di magnarsi la qualunque, partendo da salami e mortadelle dagli incarti ricchi e sofisticati fino ad arrivare a fondi regionali e bilanci comunali. Un gustosissimo alibi.

L'Italiano medio magna. In tutti i sensi.

L’Italiano medio magna. In tutti i sensi.

COUGAR.  Se vi domandassero il sogno erotico di un diciottenne di oggi, cosa rispondereste? se la risposta è una venticinquenne bionda dal fisico da cheer-leader americana, otto sinapsi cerebrali attive e una quarta di reggiseno, tornate pure al 1993 o smettetela di guardare le repliche di Baywatch perché adesso la donna ideale si chiama cougar. Ogni decennio, in effetti, c’ha la sua tipologia femminile di riferimento, tra il sogno erotico e il modello da emulare, a seconda del sesso o dei gusti. E se gli anni ’80 erano gli anni delle prosperose ragazze del Drive in, gli anni ’90 quelli delle lolite minorenni di Boncompagni e gli anni ’00 quelli delle veline poco più che maggiorenni, la decade in corso sta sempre più segnando il successo di una categoria di donne che fino ad ora era stata relegata dietro le quinte, o forse nei meandri più nascosti, dei pruriti sessuali degli uomini, in nome della presunta superiorità della giovane età su quella più attempata. La rivincita delle quarantacinquantenni che-non-devono-chiedere-mai ha avuto inizio e sembra inarrestabile. Una nave scuola che si è fatta università, con annesse lezioni per il recupero crediti. I malpensanti già storcono il naso davanti a un ribaltamento dei ruoli così smaccato, che trasforma maschi nel pieno vigore fisico in agnellini da predare, e non escludo che su questo tema le Sentinelle in piedi potrebbero tornare a farsi vedere per ripristinare l’ordine giusto delle cose in ogni piazza d’Italia, mentre i benpensanti accolgono con favore quella che vedono come la rivincita della ruga sull’imposizione dell’eterna giovinezza a tutti i costi. La bella notizia è che non c’è più bisogno di stressarsi per apparire più giovani, tra multivitaminici ai frutti rossi e impacchi all’aloe, estenuanti lezioni di acquagym e massaggi tonificanti perché “Maturo è bello”. E per un popolo come il nostro, a cui piace piacere – e pigro – è come fare bingo.

Samantha di "Sex & the City", regina di tutte le cougar.

Samantha di “Sex & the City”, regina di tutte le cougar.

Altre tendenze italiane del 2014 qui

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