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Alcuni giorni fa Charlie Bolden, direttore della Nasa, ha dichiarato durante un’intervista su ITV che “Marte è molto simile alla Terra, o perlomeno era molto simile alla Terra. È un pianeta… fratello della Terra. È il pianeta del nostro sistema solare che più probabilmente ha ospitato vita in passato, potrebbe ospitare vita adesso, e pensiamo possa certamente sostenere la vita… Per cui… per cui questa è la ragione per la quale l’abbiamo scelto”.

Charlie Bolden su ITV mentre tenta di NON dire che su Marte c'è di tutto.

Charlie Bolden su ITV mentre tenta di NON dire che su Marte c’è di tutto.

Ora, senza cedere ai facili entusiasmi di quegli ufologi che hanno travisato (giustappunto il “minimo” – tipo omettendo i condizionali) le parole dell’intervistato, sostenendo che quest’intervista sia da intendere come la dichiarazione ufficiale della scoperta di vita extraterrestre, vorrei riflettere su alcune questioni. Siamo certi che se la Nasa disponesse fin da adesso di prove eclatanti, tipo rovine archeologiche, fossili, strutture simil-“umane” più o meno imponenti, rispetto al fatto che su Marte ci sia (stata) vita, imbastirebbe in quattro e quattr’otto una conferenza stampa per dichiaralo al mondo intero come una Kardashian qualsiasi tra la fine di un matrimonio per corna e l’inizio di una nuova convivenza, si spera, senza corna? non sarebbe più “cauto” e forse prevedibile, procedere step by step, gradualmente, in direzione di un’eventuale affermazione che avrebbe dell’epocale, quasi più del coming out di Tim Cook della Apple?

Il rover della NASA, Curiosity.

Il rover della NASA, Curiosity.

Proviamo a giocare d’immaginazione, pensando alla reazione che i “responsabili” della società spaziale americana possano aver avuto quando la sonda Curiosity, ormai due anni fa, è atterrata sul suolo marziano (per l’esattezza sul cratere Gale) trovandosi davanti le immagini inviate sulla terra dal piccolo rover vagante che invece di raffigurare un pianeta desertico e dal colorito rossastro, disseminato qui e là di squallide rocce inanimate, mostravano invece reperti incomprensibili ma decisamente artificiali celati tra le polveri, manufatti appartenenti a chissà quale epoca lontana, insomma prove chiare di vita extra terrestre lasciate sul suolo marziano da una civiltà sconosciuta. Certamente, allo stupore iniziale, che potremmo facilmente immaginare sintetizzato nell’esclamazione “WTF” che avrà riecheggiato nelle segretissime stanze della NASA, seguirebbe la necessità di capire come gestire una scoperta scioccante se non destabilizzante agli occhi dell’opinione pubblica mondiale. Pensa che ripensa, questi “responsabili” potrebbero decidere di mettere in atto il protocollo della cosiddetta “goccia cinese”, a dispetto delle loro origini yankee e della rivalità sempre più forte con la potenza asiatica, ovvero un lento ma inesorabile rilascio di informazioni per abituare la popolazione mondiale non solo all’idea – ormai grossomodo accettata – che non siamo soli nell’universo, ma alla certezza che a due passi dal nostro pianeta esisteva, e forse ancora esiste, un altro mondo decisamente abitato. Un mondo probabilmente più simile al nostro di quanto non sia la Corea del Nord di Kim Jong-un, giusto per comprendere l’entità di questa “scoperta” e il livello di somiglianza tra pianeta Terra e pianeta Rosso. E allora, come primo step, via libera alla diffusione di fotografie delle sterminate vallate marziane solo leggermente filtrate alla fonte, tanto per scatenare tutti quegli ufologi, un pò nerd e sfigati ma dal sicuro futuro brillante in qualità di CEO di qualche azienda a capo di un social network, che godono come pazzi nel tanare la NASA ogni qual volta questa photoshoppi qualcosa che non riesce a spiegare (il chè è anche piuttosto frequente). Tutto questo con la funzione di instillare il dubbio, inizialmente solo agli appassionati che bazzicano sui siti di ufo e dunque già pronti a certe rivelazioni, che qualcosa ci sia davvero tra le rocce e la polvere ferrosa del pianeta rosso, qualcosa che viene – volutamente – celata, giusto un po’. E’ come se la NASA ci dicesse “io non ti rivelo nulla, se vuoi puoi scoprirlo da te”, insomma come se il dottor Jessen di “Grassi contro magri” lasciasse un vasetto di Nutella aperto sul tavolo del suo studio dicendo ai suoi pazienti di non toccarlo, per poi andarsi a fare una lampada integrale e lasciarli soli. E’ ovvio che qualcuno dei presenti potrebbe infilarci le dita, ma è pur probabile che il dottor Jessen l’avesse fatto apposta per qualche ragione funzionale al programma, tipo umiliare il ciccione di turno con una prevedibile candid camera. Ecco, è possibile che la NASA in questa fase si comporti da “finta tonta”, lasciando la possibilità a chi vuole di intingere le dita nella Nutella, essendo questa rappresentata metaforicamente da foto solo leggermente ritoccate per celare l’impensabile realtà di vita extraterrestre.

Una delle tante immagini di Curiosity su Marte che mostra un oggetto bizzarro.

Una delle tante immagini di Curiosity su Marte che mostra un oggetto bizzarro.

Oggetto catturato da Curiosity. Sembra una rana.

Oggetto catturato da Curiosity. Sembra una rana, o forse un coccodrillo.

Il secondo step, frutto delle impareggiabili menti di questi responsabili della società aerospaziale americana, sarebbe quello di dichiarare, come ha fatto lo stesso Charlie Bolden, che Marte è veramente simile alla Terra, magari diverso per il colorito più “itterico” della sua superificie, ma in fondo un vero e proprio fratello cosmico, favorevole alla vita nel passato e chissà, probabilmente anche nel presente. Da un lato questo servirebbe a giustificare la spesa milionaria che la NASA dedica allo studio del Pianeta Rosso (che, ricordiamolo, sembrerebbe avere riserve d’acqua nel sottosulo da fare invidia ai grandi bacini idrici artesiani della Terra), da esplorare attentamente alla ricerca di eventuali microorganismi (!) viventi. Dall’altro, in questa fase non si menzionerebbe mai l’esistenza di vita “intelligente”, ma di forme di vita primordiali o comunque poco destabilizzanti per lo status quo del nostro pianeta. Insomma si lascerebbe intendere che anche Marte potrebbe avere (avuto) un suo Sgarbi, un suo Brunetta e un suo Matteo Salvini. A questo punto, il lento rilascio di informazioni (inizialmente sul piano del detto-non-detto, da parte della NASA) farebbe un ulteriore balzo in avanti, uscendo dalla ristretta cerchia di ufologi e curiosi, per entrare nel linguaggio comune e nel pensiero di milioni di persone, che a quel punto acquisirebbero la consapevolezza che acqua e microbi non siano solo prerogativa di questo pianeta e aprendo le coscienze alla possibilità che la vita possa esserci anche altrove nell’universo, seppur microscopica.

Il terzo step, ma molto tempo dopo, avrebbe l’obiettivo di rivelare definitivamente che forme di vita intelligente – seppur remota – abbiano fatto capolino sul Pianeta Rosso grazie alla presenza delle vestigia di una società marziana esistita centinaia di migliaia di anni fa. Facendo mente locale, stimerei che una ventina d’anni (dunque quasi una generazione) potrebbe essere il lasso di tempo considerato “giusto” da parte della NASA per una totale disclosure di quella che è la “verità” – perchè è una Verità da scrivere a lettere maiuscole – che su Marte c’è stata – e forse c’è ancora – vita intelligente. ALMENO LI’, qui non l’ho ancora capito.

I tripodi alieni della Guerra dei Mondi. Si deve a questa "fiction" (nella versione radio del 1938) la presa di coscienza che parlare di vita ET è destabilizzante per la società.

I tripodi alieni della Guerra dei Mondi. Si deve a questa “fiction” (nella versione radio del 1938) la presa di coscienza che parlare di vita ET è destabilizzante per la società.

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