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Da qualche settimana Canale 5 trasmette un format televisivo dall’inequivocabile origine spagnola, come si evince dal titolo “Tu sì que vales”, programma che ha rimpiazzato lo spazio – slot – rimasto vacante da parte di un altro format “Italia’s got talent”, migrato a suon di milioni sul satellite di Sky dopo alcune stagioni “in chiaro”.

Tralasciando il vezzo degli autori nostrani di mantenere invariati i titoli dei format stranieri senza neanche sforzarsi di tradurre in italiano dei nomi altrimenti incomprensibili e impossibili da pronunciare per il telespettatore medio di una generalista (ma questo meriterebbe un post a parte), direi con buona approssimazione che la differenza che passa tra i due programmi, sulla carta, sta tutta nella seduta dei tre “giudici” (sedia, o sgabello, ben dritta dietro un bancone severo per IGT; seduta sbracata stile poltronarelax dinasty rubata a una televendita con Giorgio Mastrota e Orietta Berti per TSQV) e nel differente modo di stoppare un’esibizione poco gradita (mega buzz a forma di X per IGT; bacchetta bondage blocca-clessidra per TSQV). Il resto sembra essere così uguale da far venire il dubbio anche al più smaliziato “critico” che i produttori del format di Mediaset abbiano voluto sfidare la sorte baldanzosi e sprezzanti di eventuali scartoffie o minacce legali come quelle che tempo fa finirono per boicottare un programma sul ballo di Barbara D’Urso (perché ritenuto troppo simile a un programma analogo di Milly Carlucci, attualmente in onda sulla Rai), forti di avere alle spalle una corazzata inaffondabile che risponde al nome di Maria De Filippi.

I giudici di TSQV sbracati sulle poltronerelax da cui giudicano le esibizioni.

I giudici di TSQV sbracati sulle poltronerelax da cui giudicano le esibizioni.

Proprio il talent show sul ballo della Carlucci è il concorrente televisivo di “Tu sì que vales”, programma prodotto dalla Fascino di Maria De Filippi – appunto – che insieme a Gerry Scotti e Rudy Zerbi, è uno dei tre giudici fissi dello show di Mediaset.

Ora, va bene che lo scontro televisivo in prima serata è uno dei più duri che esistano, che in confronto il duello Sarkozy-Hollande del 2012 era una partita a bocce tra vecchi compari di paese, e che per definizione un autore televisivo può chiamarsi tale se in nome di mezzo decimale in più di share è capace di vendere l’anima sua e delle sette generazioni successive a Belzebù, tuttavia quello a cui stiamo assistendo sugli schermi italiani del sabato sera (serata in cui va in onda TSQV) non si vedeva neanche ai tempi in cui Pippo Baudo ingaggiava Cavallo Pazzo per fargli rivelare in diretta che Albano avrebbe vinto Sanremo o quando scritturava il metalmeccanico licenziato per farlo suicidare dagli spalti del Teatro Ariston.

Cavallo Pazzo che irrompe in diretta per rivelare il nome del cantante che NON vincerà quell'edizione di Sanremo

Cavallo Pazzo che irrompe in diretta per rivelare il nome del cantante che NON vincerà quell’edizione di Sanremo

Canale 5, con il suo show dal titolo spagnolesco, si è spinta dove nessuno aveva mai osato prima. O forse si.

Ricordate i film beceri di Alvaro Vitali che Italia 7 trasmetteva di notte negli anni Novanta? Quei simpatici lungometraggi in cui Pierino la peste ne combinava di cotte e di crude, come portare alla maestra, in relazione a un compito sulle città del mondo, il manufatto di un cesso con una candela per rappresentare la miniatura di “Chicago di notte”? Quei film ricchi di finezze e trovate eleganti del tipo “mela-mela-banana-caffè” o “culosano” per chiamare un “croissant” al bar?

Pierino sotto la maestra.

Pierino sotto la maestra.

Ecco, Mediaset sembra aver sdoganato tutto questo sottobosco da tv locale, in prima serata e su scala nazionale, in nome di quel sano, becero, a tratti sguaiato umorismo che noi italiani sottosotto amiamo così tanto, da preferire un talent montato a uso “gag comica” come Tu sì que vales, rispetto a un noiosissimo programma su salse, merengue e foxtrot, come il talent della Carlucci su Rai 1.

L’equazione che sta alla base di questa virata sul “triviale” da parte dello show di Canale 5, ovviamente è quella che – tanto per citare una nota reclame di un altro campione del buongusto tricolore come Rocco Siffredi – il “becero” tira.

In poche parole, se è vero che il porno, come disse qualcuno, farebbe sfracelli in termini di audience se una qualsiasi rete televisiva impazzisse e decidesse di trasmetterne uno, incorrendo tuttavia in sanzioni, è altrettanto vero che se la rete televisiva in questione piuttosto alzasse lentamente l’asticella dal trash al becero, intercetterebbe così tanti spettatori orfani di Alvaro Vitali e dei filmati notturni di Odeon tv, da vincere facile e per di più senza costi aggiuntivi o multe del garante.

Ma veniamo al fatto. Sabato scorso un concorrente bendato si presenta sul palco del talent show di Canale 5, al cospetto dei tre giudici e del giudice ospite, che per l’occasione è una ringalluzzita Mara Venier, per dimostrare una capacità assolutamente unica, ossia quella di comandare a piacimento i muscoli dello sfintere anale.

La Venier e il petomane di Tu sì que vales.

La Venier e il petomane di Tu sì que vales.

Avete presente Ugo Tognazzi nel film “Il petomane”? Ecco, la facoltà del concorrente dello show è proprio quella, con la differenza che nel film di Pasquale Festa Campanile si ripercorreva la storia (romanzata) del noto fantasista francese Joseph Pujol, mentre sugli schermi di Canale 5 un signor nessuno col viso coperto e in posizione ginecologica emetteva peti come se non ci fosse un domani, per di più stonati. In tutto questo, il giudice ospite Mara Venier non deve essersela passata bene a livello respiratorio durante quei cinque minuti in cui reggeva il microfono all’altezza dell’ano del concorrente, per meglio fare ascoltare il suono emesso dall’aria intestinale dello stesso.

Il mitico film di Pasquale Festa Campanile su uno che con i peti ci campava.

Il mitico film di Pasquale Festa Campanile su uno che con i peti ci campava.

Insomma, una scena degna del miglior Alvaro Vitali, davanti alla quale Bombolo ed Er Monnezza probabilmente si inchinerebbero per il livello di trucido raggiunto al primo ciak.

Ecco, mi domando se per guadagnare un po’ di ascolti in più, occorra necessariamente virare da un registro trash, ormai innalzato a cifra stilistica con una sua dignità ed estetica, a un registro becero, dunque vuoto, scollegato, fine a se stesso, al fine di solleticare gli istinti più bassi dello spettatore.

L'arte non è trash, ma il trash può diventare arte.

L’arte non è trash, ma il trash può diventare arte.

Perchè l’impressione è proprio quella di gettare lì, complice un montaggio serrato ma tutto sommato sconnesso, un’esibizione volgarotta e senza alcun senso.

Tuttavia a pensar male si fa peccato e dato che mi hanno insegnato che alle volte sospendere il giudizio può essere lo strumento migliore per comprendere la realtà che ci circonda, non escludo che TSQV possa invece aver lanciato un nuovo filone televisivo che, complice lo sdoganamento del peto in diretta tv, abbia inaugurato una nuova estetica. Un’estetica che sostituisce l’aria fritta del trash a cui siamo abituati ormai da anni, con l’aria fermentata di un petomane. Cambia la forma, ma in fin dei conti la sostanza resta la stessa.

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