Home

Con grande tempismo, a sette anni dalla prima edizione di “X Factor” e quattordici dalla prima stagione di “Amici”, Rai 1 ha deciso di cimentarsi nel genere televisivo del talent show con “Forte forte forte”, e lo ha fatto in grande stile, come si conviene a una rete ammiraglia, partendo dal presupposto che se gli altri programmi cercano, tra alterne fortune, un semplice cantante, o un ballerino, o tuttalpiù un gruppo che possa sopravvivere per più di sei mesi alla sindrome da Jack Frusciante, il talent di Rai 1 è realmente ostinato a trovare uno showman completo che sappia cantare, ballare e intrattenere tuttinsieme. Insomma, una pretesa non da poco per una televisione, come quella italiana, dove il massimo dell’eclettismo “artistico” che abbiamo potuto vedere negli ultimi tempi ce l’ha regalato Veronica Maya travestita da Madonna Louise Veronica Ciccone a “Tale e quale show” quando i capezzoli (e anche tutto il resto) le fuoriuscivano dal corsetto per dieci interminabili secondi durante un’esibizione di “Like a virgin” entrata ormai negli annali dei video virali più cliccati di sempre. Una pretesa, dicevamo, che parte da un’idea un po’ agée di televisione e che ci riporta agli anni del varietà lustrini e paillettes di Walter Chiari e Loretta Goggi, di Alessandra Martinez e Lorella Cuccarini, di una tv appunto che non esiste più e che forse non ha più senso di esistere in un’epoca dove persino Fiorello stenta a trovare spazio tra docu-fiction dedicate a nanetti e malattie misteriose e programmi che parlano solo di torte da decorare o politica. Una pretesa sadica, aggiungerei, se alla luce di queste riflessioni l’eventuale vincitore o vincitrice non dovesse fare altro che andare ad allungare la lista dei disoccupati dello spettacolo, sempre più folta dati i tagli al budget ormai trasversali per tutte le reti nazionali.
Il problema di “Forte forte forte” dunque parte dalla premessa troppo pretenziosa, spiazzante per telespettatori abituati ormai a programmi che cercano un talento (o presunto tale) specializzato in un’arte o una disciplina, ma se vogliamo si amplifica e diventa irrimediabile se parliamo della giuria.
Ecco, la giuria di questo programma resta un mistero alla pari del terzo segreto di Fatima, perché se è vero che la Carrà avrebbe tutte le carte in regola per giudicare un aspirante personaggio dello spettacolo, non si capisce per virtù di quale spirito santo (giusto per restare in tema religioso) Philipp Plein (chi?) debba esprimere un autorevole giudizio sul canto o il ballo di un diciottenne di Aversa che insegue il sogno di diventare il Massimo Ranieri del nuovo millennio. Philipp Plein, che diciamolo chiaramente, è l’unico stilista della storia a racchiudere in sé il triplice ossimoro di essere contemporaneamente tedesco, etero e maniaco sessuale. La qual cosa ha lo stesso impatto emotivo di scoprire di dover prendere un volo di linea il cui pilota sia cieco e soffra di vertigini. Capirete bene, che un piccolissima questione di credibilità salti fuori e qualche dubbio inizi a farsi strada.
Il Costantino degli stilisti però non è l’unico pesce fuor d’acqua di questa sgarruppata giuria, dato che persino Asia Argento, che in qualche vecchia comparsata da giudice-guest di X Factor pareva avesse qualcosa di sensato da dire, sembra non avere lo smalto e il carisma adatti per esprimere un giudizio artistico nei confronti, bisogna dirlo, di esibizioni così mediocri che certi playback di Pamela di Non è la Rai al confronto erano esercizi di stile. Oltretutto anche i più profani sanno che la tv è una questione di ritmo e velocità, per cui non si capisce perchè gli autori non abbiano consigliato ad Asia di bersi due caffè o una red bull prima della diretta per contrastare lo stato catatonico perenne che non le consente di comporre una frase completa di soggetto, predicato verbale e complemento oggetto in meno di quarantacinque secondi. Mistero della fede.
Della giuria, e anche qui non se ne comprende fino in fondo il motivo, fa parte anche Joaquin Cortes, il noto (ex?) ballerino di flamenco che per qualche tempo ha ammaliato le donne del pianeta grazie a colpi d’anca assestati nel modo giusto e nel momento giusto, assecondando la voglia neanche tanto repressa del genere femminile verso una sensualità maschile dai tratti un po’ femminei. Il punto è che della famosa anca di Cortes oggi se ne sono perse le tracce, scomparsa com’è tra le pieghe della pancia tipica dell’ex atleta che, appese le scarpette al chiodo, trascorre più tempo a gustarsi tortillas e doble paellas che a provare pasos dobles. Il ricordo della prestanza che fu del giudice spagnolo passa però in secondo piano rispetto all’assoluta incapacità linguistica che viene fuori quando questo prende la parola. Lo scempio dell’italiano. In effetti se Mika ha imparato la nostra lingua in pochi mesi, Heather Parisi in pochi anni e Garrison in pochi decenni, venendo tutti dall’inglese, mi domando che problemi debba avere Joaquin Cortes se dopo tanti anni di frequentazione di Raffaella Carrà, a tutt’oggi parli l’italiano con il semplice accorgimento di eliminare la s finale dalle parole spagnole mantenendo lessico e sintassi invariate rispetto la propria lingua madre. Che poi, per esprimere critiche e giudizi, diciamo che un italiano fluente, o quanto meno comprensibile, sarebbe il requisito principale. E vabbè.
In sintesi, il format di Rai 1 a mio avviso raccoglie il non facile primato di essere tutto sbagliato: dalla premessa alla giuria, dalla conduzione a certe forzature nelle reazioni di concorrenti già avvezzi (e parecchio) alla telecamere, dalle esibizioni per lo più squallide al montaggio voglio ma non posso. L’apoteosi finale però è un capolavoro trash e fa subito “Numero 1” di Pippo Baudo o quelle trasmissioni corali degli anni 80 con le sigle cantante in gruppo. Solo a una persona fuori dal tempo e dai tempi poteva venire in mente di innestare in un format che pretende di fare il verso a certi talent show già affermati, un elemento così superato come la sigla cantata da persone emotivamente distrutte perché eliminate dal gioco.
Una cattiveria di un’ingenuità inverosimile, come la Carrà.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...