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Ok, siamo d’accordo, un italiano su due durante queste sere ha seguito il Festival, la curva social è schizzata in alto, bloccando per un po’ persino Twitter, lo show nel complesso non è stato neppure tanto male, Carlo Conti è bravissimo MA la cifra di questo #Sanremo2015‬ per me è l’assenza del quid, o meglio la MANCANZA.

Ecco, a mio avviso, cosa è mancato in questo Sanremo:

1. Anticoncezionali mancanti –> capisco che l’Italia sia il paese del Family Day (presenziato da politici pluridivorziati, ma vabbè questa è un’altra storia) e che Rai 1 sia il canale dell’ecumenismo, dell’Angelus live, dell’asessuato Marzullo, della Bianchetti che da aspirante sciógherl fallita torna felice a condurre l’highlight  “A sua immagine” e compagnia bella. Non posso però accettare che in prima serata davanti a 13 milioni di persone si menta spudoratamente sulla causa del perché si siano concepiti 16 figli, come hanno bellamente fatto i coniugi Anania, attribuendone il merito allo Spirito Santo. È una questione educational. E il servizio pubblico ha il compito di istruire e fare chiarezza. E no, cari miei coniugi Anania, sedici figli oggigiorno si fanno solo se non si ha la televisione (e dubito che sia il vostro caso) o non si hanno gli anticoncezionali, per scelta o per caso non importa, ma la verità è solo questa.

Gli effetti dello Spirito Santo.

Gli effetti dello Spirito Santo.

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2. Bacio mancante –> spiegatemi voi la reale motivazione dietro il ritorno sul palco di Sanremo di Albano & Romina Power (sì, un duo che si rispetti non vuole la semplice “e” come congiunzione, “Tina & Ike Turner” docet) dopo decenni di liti, bottiglie di olio d’oliva lanciate in testa, divorzi a colpi di dichiarazioni al vetriolo e loredanelecciso. Credete davvero che questo coming back sia stato voluto per riascoltare capolavori della musica italiana come “Cara Terra mia” e il suo messaggio new-age ante litteram o risentire bofonchiare Romina alla stregua di un Mauro Repetto qualsiasi accanto al vero “produttore di suoni musicali” che in questo caso sarebbe Albano (mentre nel caso di Repetto, Max Pezzali)? Ovviamente no, perché il vero motivo di tutto questo si chiama becero gossip, visto che la saga di Cellino appassiona i media italiani in modo ossessivo. Ecco perché, aver rifiutato di baciare Romina, da parte di Albano è stato un gesto sovversivo, contro il Sistema. Un gesto da immediato azzeramento del cachet. In realtà a nessuno fregava una cippa di vedere questi due cantare, l’attesa di tutti era equamente suddivisa su due fronti: la scanna definitiva degli ex coniugi Carrisi con una Romina Power graffiata, sanguinante e denudata del suo Laura Biagiotti sul palco e l’Ammore trionfatore, con bacio annesso. Escludendo la prima possibilità, dato che a condurre c’era Conti, non restava che il bacio. Disatteso. Ergo cachet non meritato.

Come va, come va? Tutto ok, tutto ok? E l'ammore?

Come va, come va? Tutto ok, tutto ok? E l’ammore?

3. Buongusto di Siani mancante –> affrontare un monologo che faccia ridere all’Ariston per un comico deve essere come trovarsi soli durante una notte buia e tempestosa in mezzo a un bosco e veder apparire improvvisamente Brunetta insieme a David lo gnomo dietro un cespuglio, per cui posso anche comprendere che si scelgano certe scorciatoie per richiamare una facile risata da parte del pubblico assonnato seduto in platea. Il punto è che scherzare sull’obesità di un fanciullo è qualcosa di scontato, banale, e non andrebbe mai fatto, a maggior ragione quando il bambino in questione avrebbe lo stoico primato di essere l’unico underage della storia a sedere in prima fila a Sanremo dopo 65 edizioni di Festivàl perdipiù senza mai lamentarsi, piangere o strepitare nonostante l’ascolto di ben 3 pezzi scritti da Checco dei Modà. Ci sarebbe voluto più buon gusto da parte di Alessandro Siani verso quello che a mio avviso non è un bambino, seppur in sovrappeso, ma un eroe nazionale.

Il comico Alessandro Siani col simpatico bambino preso in giro a Sanremo (vestito con la linea XXXL di Burberry.

Il comico Alessandro Siani col simpatico bambino preso in giro a Sanremo (vestito con la linea XXXL di Burberry.

4. Travestimento di Platinette alias Mauro Coruzzi mancante –> coup de théâtre per Platinette che si mostra in versione maschia, eccezion fatta per il dettaglio delle unghie laccate. L’esibizione del brano è intensa, nonostante la presenza milfica della professoressa Rottermaier al suo fianco, e il pezzo sembra fluire bene, regalando persino qualche piacevole trovata linguistica non banale. Magari qualcuno non è d’accordo, ma per me sarebbe stato più coraggioso presentarsi a cantare con la cofana biondo platino in testa. L’effetto estraniante avrebbe dato qualcosina in più all’esibizione.

Mauro Coruzzi maschia.

Mauro Coruzzi maschia.

5. Voce Grignani mancante –> l’allure di maledetto ce l’ha sempre avuta, anche quando cantava “La mia storia tra le dita”. Poi tra le dita gli sarà rimasta qualche sostanza che di certo alla voce non è che faccia benissimo, e questo è stato il risultato (terribile). Più miele e meno male compagnie.

6. Reggiseno mancante –> spero che la sindrome di Veronica Pivetti non si impossessi di Arisa (alcuni Sanremo fa, accanto alla bellezza accecante della Herzigova, l’attrice italiana inizialmente relegata per copione al ruolo di “bruttina”, pretese uno stravolgimento dei ruoli che desse più importanza alla sua “femminilità”, per così dire) e che la svolta sexy non si compia mai fino in fondo. In Realtà il reggiseno missing è un indizio non da poco verso quella che potrebbe rivelarsi una scelta azzardata per la cantante di “Sincerità”. La forza di Arisa infatti è sempre stata quella di un’immagine freak chic, looser ma accattivante, “volitivamente” goffa. Stravolgerla, virando sul sexy no! Consiglierei ad Arisa prima della diretta di stasera di uscire fuori l’Ariston perché proprio accanto ci sta un ottimo negozio Tezenis-Calzedonia dove con pochi euri potrebbe rimediare all’errore (da femme) fatale  che potrebbe costarle la carriera. Si comprasse un bel reggiseno color carne e la facesse finita. Per il ruolo sexy c’è già Emma! (forse).

Arisa, abbassa la mano e alza la tetta!

Arisa, abbassa la mano e alza la tetta!

7. Rivalità tra le vallette mancante —> Sanremo è Sanremo anche perché il copione (non) scritto della kermesse (che comunque è e resta un grande racconto popolare) vuole che tra la bionda e la mora non corra buon sangue, anzi preferibilmente che di sangue (metaforicamente) ne scorra e parecchio. Esempi in questo senso ce ne sono stati diversi lungo gli anni del Festival, ricordo ad esempio un’edizione con Claudia Koll post-redenzione-tintobrassiana-pre-conversione-cristiana e Anna Falchi lungi dall’essere lady finanza di ricucciniana memoria, esemplare in questo senso. L’odio tra le due era così palpabile che Pippo Baudo dovette faticare non poco per evitare che sul palco le due arrivassero alle mani. In pratica parlava solo lui lasciando alle vallette l’arduo compito di scendere la scalinata. In anni più recenti, fece molto discutere la presunta rivalità tra Belen e la Canalis, forse fomentata da qualche gola profonda e probabilmente voluta dagli autori a partire dalla scelta di fare coesistere sul palco due castane in luogo del solito binomio bionda-mora, come a voler proporre l’epico scontro tra due donne appartenenti in fin dei conti alla stessa tipologia: figa dallo stacco di coscia aureo, medesimo colore di extensions e non necessità di connettere sinapsi. Arisa ed Emma, già in conferenza stampa, hanno invece dimostrato di andare d’amore e d’accordo, lasciando a bocca asciutta tutti noi poveri telespettatori abituati come da feuilleton a un antagonismo che alimenta gossip e curiosità.

Sfilza di vallette dalla sanremese memoria. Non ci crederete, ma alcune parlavano.

Sfilza di vallette dalla sanremese memoria. Non ci crederete, ma alcune parlavano.

8. Cognomi di cantanti (e vallette) mancanti —> Nesli, Chiara, Annalisa, Moreno, Malika (Ayane è un optional), Nek, Raf, Emma, Rocio. I cognomi non esistono più, e questo non è che di per sé sia un male alla luce di certi cognomi italici un po’ cacofonici (il “Pippa” di Arisa è eloquente in tal senso), pero’ filantropicamente parlando non è giusto che, poniamo il caso, qualora dovesse venire fuori in futuro una bravissima cantante di nome Emma, questa debba avere il futuro discografico precluso o compromesso perché “di Emma già ce n’è una”. Lo trovo scorretto.

Per adesso, mi fermo qui.

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